Gruppo Archeologico Milanese


da Fragmenta numeroCINQUE ottobreduemilatre
IL COMANDO CARABINIERI TUTELA PATRIMONIO ARTISTICO, NUCLEO DI MONZA
a colloquio con il Maresciallo Sergio Banchellini

a cura di Stefania Mussi

Risale al 1969 l’istituzione di un nucleo di carabinieri che si occupassero della tutela del patrimonio paleontologico, archeologico, artistico e storico nazionale. L’Italia diviene così il primo Paese al mondo che disponga di una forza di tale genere. Nel 1975 passa dalle dipendenze funzionali del Ministero per la Pubblica Istruzione all’istituito Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. Il 12 agosto 2001 il Comando assume la denominazione “Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale”. Il Comando dipende dal Comando Carabinieri Unità Mobili e Specializzate. Oggi come in passato il Comando si muove sul territorio nazionale d'intesa con tutte le componenti dell'Arma dei Carabinieri, con le altre Forze dell'Ordine ed in sinergia con le Soprintendenze. Opera in campo internazionale tramite INTERPOL secondo le convenzioni. è articolato in una struttura centrale, con sede a Roma, e in undici Nuclei periferici. Il Nucleo per la Regione Lombardia ha sede a Monza, nella Villa Reale.

Maresciallo Banchellini, può spiegarci brevemente i compiti del Comando Tutela Patrimonio Artistico?
In Lombardia siamo nati nel marzo del 1996. Da allora operiamo nel contrasto del traffico illecito di opere d’arte in tutte le sue forme. I mezzi principali che adoperiamo sono un costante monitoraggio del mercato e l’aggiornamento continuo della banca dati relativa agli oggetti trafugati. Dal 1996 ad oggi abbiamo registrato più del 50% di furti in meno.

Quali sono i principali punti di intervento nella Regione Lombardia?
Innanzitutto c’è da osservare che raramente un bene culturale trafugato in Lombardia ricompare sul mercato lombardo, dove invece è possibile trovare oggetti provenienti da altre parti d’Italia. Naturalmente questo avviene per rendere difficoltosa l’identificazione dell’oggetto. Nei primi anni esisteva un forte traffico tra Campania e Lombardia: opere d’arte trafugate in Campania riapparivano nel giro antiquario della Lombardia e viceversa. La Lombardia è una regione di collezionisti, per lo più liberi professionisti di alto reddito che si “arricchiscono” il salotto. Calcoliamo che in Lombardia il 90% dei collezionisti di materiale archeologico non siano autorizzati.

È una cifra molto alta…
Purtroppo sì. C’è però da dire che in Lombardia, come in tutta l’Italia settentrionale, possiamo contare sul fatto che la maggior parte dei beni rubati vengono regolarmente denunciati, cosa che avviene di meno al Sud.

Ci può ricordare i termini di legge relativi al possesso da parte di privati di opere d’arte  od oggetti archeologici?
Il dispositivo legislativo di riferimento è il testo unico 490 del 1999, aggiornamento della legge del 1939, che tra l’altro sancisce come proprietà dello Stato ogni bene culturale di nuovo rinvenimento. Nel campo dell’archeologia, spesso capita che chi “ritrova” oggetti nei suoi terreni non li denunci perché non vuole farseli portar via dallo Stato. In realtà le Soprintendenze hanno i magazzini strapieni, quindi di frequente l’oggetto viene lasciato nelle mani dello scopritore, sempre naturalmente che non venga da uno scavo clandestino o non sia di grande valore intrinseco. Ci sono quarantotto ore di tempo per la denuncia; ricordo che per chi vende o acquista beni culturali di natura archeologica non denunciati il reato è quello di ricettazione.

Aggiungo che ogni bene culturale di natura archeologica non denunciato, quindi non catalogato, è un oggetto perso per l’indagine scientifica. Che giudizio formula sulla sanatoria per chi possiede oggetti archeologici non denunciati?
Occorre vedere quale sarà il testo di legge che sarà alla fine approvato. Dal punto di vista di forza dell’ordine la ritengo pericolosa, dato che eviterebbe a chi ne usufruirebbe di scontare la pena per i reati di furto e ricettazione per cui molti sono andati in tribunale, creando disparità di trattamento. Come lato positivo potrebbe d’altronde favorire l’emergere del sommerso, rendendolo visibile e studiabile.

Mi può fare un esempio di operazione portata a termine dal Nucleo di Monza?
Le parlerò dell’Operazione Arcadia. Tramite un nostro contatto abbiamo individuato una società che svolgeva analisi sul materiale tramite la termoluminescenza. Abbiamo monitorato le attività della ditta: accanto a clienti istituzionali come Soprintendenze e Musei, in possesso dei corretti requisiti di legge, c’erano numerosi privati che sottoponevano materiale alle analisi. Effettuando uno screening per verificare la regolarità del possesso di tali materiali abbiamo portato allo scoperto un vasto traffico di oggetti d’arte. Ogni operazione che portiamo a termine (in questo momento abbiamo in corso 27 commissioni rogatorie internazionali) implica un paziente lavoro di confronto e monitoraggio, oltre che la collaborazione con le unità dei territori da cui provengono gli oggetti. Per questo è importante il coordinamento nazionale ed internazionale e l’aggiornamento continuo della banca dati è un fattore fondamentale.

Come funziona la vostra banca dati?
La Banca Dati delle opere d'arte rubate è un archivio informatico relativo a tutti gli eventi delittuosi attinenti il patrimonio culturale nazionale ed internazionale, nonché le persone coinvolte. è un sistema di grande potenza, considerato il migliore a livello mondiale, che offre risposte in tempo reale. è alimentato giornalmente. Ogni bene culturale rubato viene inserito nella Banca Dati. Giornalmente vengono monitorate tutte le pubblicazioni in materia d’arte e confrontate con le immagini in archivio. E’ stata inoltre distribuita a tutti i comandi dei Carabinieri una scheda di cui chiunque può fare richiesta, chiamata “il documento dell’opera d’arte”, che aiuta il possessore dell’oggetto a farne una descrizione. Occorre riportarvi la tipologia di oggetto, autore, epoca, tecnica e materiale, dimensioni, soggetto, titolo e descrizione; inoltre è utile allegare un’immagine fotografica. Nel caso di furto, la presentazione insieme alla denuncia della scheda ne permette l’immissione nella Banca dati.

Quali sono le tipologie di beni culturali più “gettonate”?
Rifacendoci ai dati relativi al 2002, notiamo che la maggior parte degli oggetti rubati sono quadri, insieme ad ebanisteria, oggetti di chiesa, reperti archeologici, libri e manoscritti antichi. La maggior parte dei furti è a danno di privati, seguiti dalle chiese. Delle cifre: dal 1970 al 2002 sono stati fatti 16.023 furti nelle chiese, 22.023 presso privati cittadini, 915 nei musei pubblici e privati, 2.516 presso istituzioni pubbliche e private. E stiamo parlando di quelli denunciati.

Mi ha parlato di commissioni rogatorie internazionali: dove finiscono all’estero i beni trafugati dall’Italia?
La sede principale di smistamento è la Svizzera; da lì gli oggetti partono principalmente per gli Stati Uniti, l’Australia e il Giappone. In Europa, le mete sono i Paesi più ricchi: Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna, Belgio. Alcune cifre: nel periodo 1970-2002, le opere d’arte recuperate all’estero sono state 7.708. I Paesi anglosassoni hanno una legislazione in materia di beni culturali molto diversa dalla nostra, molto più liberale; l’unico modo per riavere un oggetto è provare che è stato rubato.

Che aiuto possono dare i volontari alla vostra opera?
In aggiunta a quello che si richiede a tutta la cittadinanza, i volontari possono aiutare segnalando situazioni mai notate prima, come per esempio restauri avventurosi o interventi sul territorio anomali. In particolare chi vive in piccole realtà può prestare particolare attenzione alle anomalie. Il tutto, naturalmente, va documentato. La catalogazione degli oggetti archeologici inoltre costituisce un grande spauracchio per il traffico illecito: è molto più complicato far sparire un oggetto catalogato, quindi conosciuto.

Come Gruppo Archeologico Milanese, organizziamo un Nucleo di pronto intervento di Protezione Civile sui beni culturali: come si esplica l’attività del Comando in caso di emergenza di Protezione Civile?
Per farle un esempio, posso dirle che siamo stati chiamati in Umbria dopo l’ultimo terremoto con l’obiettivo di proteggere i beni culturali rimasti incustoditi. Purtroppo molti abitanti del posto l’hanno presa male: come, dicevano, pensate prima alle opere d’arte e poi a noi? In realtà altri pensavano alle persone, noi eravamo all’interno dell’intera operazione, solo che la percezione emotiva del momento non permetteva loro di capirlo. In seguito, quando molti si sono resi conto che il crocefisso ligneo giottesco della chiesa del paese o il contenuto del museo locale sono rimasti al loro posto anche perché c’eravamo noi, ci hanno ringraziato.

Come può un Nucleo come il nostro eventualmente collaborare con voi?
Ogni collaborazione deve passare tramite una progettualità istituzionale.

Come si fa ad entrare nel Comando Tutela Patrimonio Artistico?
Il Comando Tutela Patrimonio Artistico è alle dipendenze del Ministero dei Beni Culturali. Il personale viene selezionato all’interno dell’Arma dopo un periodo di servizio territoriale, tenendo conto della formazione precedente e degli interessi. Vengono poi fatti seguire dei corsi di specializzazione al Ministero.