Gruppo Archeologico Milanese



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ARCHEOLOGIA E DIDATTICA
a colloquio con Barbara Greco
responsabile della didattica per la "Società Cooperativa Archeologica"

a cura di Giulia Miccinelli

Barbara Greco, laureata in etruscologia, ha iniziato a collaborare con la Società Cooperativa Archeologica (SCA) quando era ancora una studentessa universitaria.
La SCA nasce nel 1994 quando alcuni laureati in archeologia, che avevano collaborato a “Scuola Museo” (un’attività voluta dal Comune di Milano per far conoscere agli studenti milanesi i musei della loro città, fra cui l’Archeologico), hanno avuto l’idea di dar vita ad una cooperativa che continuasse in forma privata questo tipo di attività. La SCA però non si occupa soltanto di didattica nei musei e nelle scuole, ma opera anche nel settore dello scavo archeologico in varie zone d’Italia, sempre in collaborazione con le Soprintendenze Archeologiche competenti, ed attualmente ha interessanti scavi in Campania.

La vostra società si occupa soprattutto di divulgazione ma, nello specifico, che cosa intendete per divulgazione?
La divulgazione  è per noi un rendere accessibile a tutti i contenuti specialistici, semplificando ma mai banalizzando. Si cerca di dare l’idea del “dietro le quinte”. è importante, infatti, sottolineare la difficoltà della ricerca, la provvisorietà dei risultati e il grande lavoro che viene svolto dagli studiosi. Nella comunicazione alle scuole la divulgazione museale deve integrare quella delle insegnanti, offrire spunti di approfondimento e di verifica di quanto appreso durante la visita in museo.

Come viene fatta la divulgazione, che supporti utilizzate?
Innanzitutto si cerca di garantire la massima specializzazione degli esperti, per esempio affidando ad un egittologo l’illustrazione di una collezione egizia. All’interno delle scuole vengono proposti dei progetti, articolati in: lezioni introduttive, uscite sul territorio e laboratori atti a stimolare le capacità manuali e la fantasia dei bambini. Per fare alcuni esempi, i laboratori riguardano la produzione di ceramica, la realizzazione di un mosaico, la produzione di amuleti o di figure mitologiche utilizzando delle matrici in gomma siliconica.
Fra i supporti che utilizziamo per la nostra attività ci sono le schede didattiche, il cui scopo è quello di focalizzare l’attenzione sui contenuti principali dell’intervento didattico e di proporre alcune attività di verifica. Nell’ambito della didattica per la mostra “Egitto. Dalle piramidi ad Alessandro Magno”, che si è svolta da dicembre 2002 a maggio 2003 presso la Fondazione Biblioteca di via Senato a Milano, le nostre egittologhe - dott.sse Giovanna Gotti e Federica Scatena- hanno elaborato un fascicolo con 5 schede che approfondivano tematiche legate alla vita quotidiana, come la moda, oppure al culto funerario o alle scienze, come la matematica.

I supporti sono diversi a seconda della fascia d’età alla quale sono destinati?
Certamente, come sono diversi i linguaggi coi quali ci si rivolge alle varie fasce d’età. Sicuramente i più piccoli amano un approccio pratico: per loro sono indicati laboratori che prevedono attività di manipolazione, giochi di ruolo, brain storming. Per le scuole superiori quest’anno, sempre nell’ambito delle attività proposte per la mostra di via Senato, abbiamo sperimentato anche la possibilità di fornire un supporto informatico. Si è proposto un webtour che consentiva ai ragazzi di sviluppare senso critico nei confronti del numeroso materiale disponibile in Internet: tale materiale veniva confrontato con i reperti presenti in mostra grazie all’aiuto di un’esperta della materia che illustrava le problematiche emerse. Con i ragazzi delle scuole medie, invece, all’esposizione verbale si abbinano alcune attività di verifica, certamente meno ludiche di quelle proposte ai bambini delle scuole elementari, ma sempre capaci di stimolare la fantasia. Per fare un esempio, dopo una visita alla sezione greca si può chiedere ai ragazzi di calarsi nei panni dello studioso e di compilare un facsimile di scheda inventariale; in questo modo si sviluppano le loro capacità di osservazione.

Vi rivolgete anche ad un pubblico adulto?
Agli adulti proponiamo spesso incontri nel fine settimana alla scoperta di musei e di mostre, ma offriamo anche cicli di conferenze e corsi. Queste ultime attività sono possibili soprattutto grazie a collaborazioni come quella con l’Associazione Lombarda di Archeologia di Milano e con alcuni CRAL.

Per lungo tempo avete collaborato con il Museo Archeologico. Che rapporto avevate con l’istituzione: potevate fare un programma in maniera autonoma, avevate per così dire “carta bianca” o era il “committente” a darvi delle linee guida?
Il rapporto è sempre stato di sinergia. La proposta didattica veniva costruita come miglioramento di un’offerta base imposta dalla gara d’appalto con la quale il Museo Archeologico seleziona la Società che cura i servizi didattici. Le nostre proposte, nate in maniera autonoma, venivano però sempre sottoposte all’approvazione della Direzione del Museo, che le ha sempre approvate e ben accolte.

Siete voi che vi proponete o sono le istituzioni che vi chiamano?
Tendenzialmente siamo noi a proporci ma negli ultimi anni, essendo ormai inseriti fra le ditte accreditate in diverse Soprintendenze Archeologiche e presso musei locali, non sono mancate occasioni in cui siamo stati invitati a partecipare a gare anche prestigiose. Forse, con un po’ di immodestia, si può dire che anche con strutture private come la Fondazione di via Senato si è instaurato un rapporto di fiducia per cui si può sperare di venire contattati in futuro.

Se uno volesse intraprendere la carriera nell’ambito della divulgazione archeologica che studi dovrebbe fare?
Da un punto di vista formale per fare i divulgatori nell’ambito dei Beni Culturali è necessaria una laurea attinente ma esistono anche corsi che rilasciano diplomi post laurea specifici sulla didattica museale e sulla didattica dell’antico come quelli attivati dall’Università di Roma Tre e dall’Università di Ferrara; esistono poi anche corsi e master organizzati di solito a livello locale dalle Regioni. Tutti i soci della SCA sono laureati e alcuni hanno conseguito specializzazioni anche nella didattica museale.
La SCA offre ai propri operatori didattici un corso di formazione interna che, accanto a testi di approfondimento, prevede una parte di tirocinio durante la quale si affiancano gli operatori esperti per capire come ci si deve rapportare con le varie fasce di età. A questa fase segue la verifica durante i primi itinerari didattici condotti per testare - oltre al contenuto - i comportamenti ed il linguaggio adottato. In questo lavoro la preparazione scientifica - che è assolutamente fondamentale - non è però sufficiente, bisogna avere anche la capacità di interagire col pubblico.

È un lavoro che permette di mantenersi?
Con molta fatica perché non tutti hanno chiaro il grande impegno organizzativo e i costi che una cooperativa/società/associazione deve sostenere per una buona gestione didattica. Per la nostra cooperativa la salvezza viene dalla varietà dei lavori che i soci svolgono oltre alla didattica (scavi archeologici, ricognizioni, catalogazione). Sicuramente per quelli che si occupano solo di didattica museale, l’attività risente soprattutto della stagionalità del lavoro legata al periodo scolastico.

Durante gli ultimi anni la nostra associazione ha riscontrato un calo di interesse da parte dell’adolescente nei confronti della cultura in genere e dell’archeologia in particolare, vorrei sapere se anche voi avete riscontrato tale calo?
Si, lo riscontriamo perché nelle iniziative rivolte ad un pubblico generico, e promosse a mezzo stampa, sono del tutto assenti adolescenti e giovani, mentre i più interessati, i più attenti ed interattivi sono i bambini e gli anziani. Il dato è evidente anche analizzando il pubblico scolastico dove colpisce la forte distanza numerica fra le scuole elementari e le scuole superiori.
Ciò potrebbe dipendere in parte dalle politiche scolastiche, in parte dalla ricchezza delle offerte sui temi più differenti che arrivano agli insegnanti ed in parte dalle problematiche tipiche della fascia d’età, che percepisce tutto ciò che riguarda l’antichità  come troppo lontano dalla vita quotidiana. Probabilmente bisogna pensare a nuovi tipi di approccio per far riscoprire il mondo antico in chiave più attuale e in quest’ottica l’attività proposta per la mostra di Via Senato può forse essere un valido esempio.