Gruppo Archeologico Milanese


da Fragmenta numeroTRE gennaioduemilatre
PATRIMONIO CULTURALE E PATRIMONIO SPA
di Andrea Perin

Tra i tanti libri inutili che escono prima di Natale, ve ne sono alcuni importanti che la sorte maligna ci ha posto sotto il naso.
Perché sorte maligna? Perché trattano di un’attualità che non avremmo voluto assolutamente subire: sono libri che parlano dello stato dei beni culturali in Italia.
La nostra è la nazione con la più alta concentrazione al mondo di edifici antichi, musei, opere d’arte, scavi archeologici. Sono talmente tanti che, a tutt’oggi, non ne esiste un elenco completo; vale a dire che molte cose ufficialmente non esistono, anche se sono lì da centinaia di anni. Gran parte di esse appartengono ai privati (soprattutto alla Chiesa) o a enti pubblici (Comuni ad esempio), molti sono di proprietà dello Stato.
Per la loro difesa l’ Italia ha sempre avuto un impianto legislativo molto attento, tecnicamente definito “protettivo”. Vuol dire che viene riconosciuto a questi beni di essere un aspetto importante della nazione, e che la collettività si fa carico di garantirne la protezione e la valorizzazione: tutte le operazioni che riguardano i beni culturali, anche quelli di proprietà privata, sono sottoposte al controllo delle Soprintendenze, organi periferici del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in maniera da evitare qualsiasi tipo di rischio. L’ultima legge, il Testo Unico approvato nel 1999, ha superato la vecchia concezione di “oggetto d’arte” per comprendere tutti gli oggetti antichi che hanno un valore culturale e documentario.
Non è un mistero per nessuno, però, che la loro gestione comporti un grosso onere intellettuale e finanziario; anche per attrezzarli per il turismo, che molti vedono come unica risorsa per questi beni. E di soldi, attualmente, pare ce ne siano pochini.
Cosa decide allora il governo? Di monetizzare questo patrimonio, vendendolo in parte ai privati attraverso la creazione di una Fondazione, la “Patrimonio s.p.a.”; questa si occuperà appunto dell’alienazione delle proprietà statali, anche di interesse culturale e ambientale, previa la doppia approvazione del Ministro per i Beni Culturali e del Ministro del Tesoro.
Sebbene sia ormai da anni chiaro a tutti che il privato può collaborare (ed è importante che lo faccia) con l’ente pubblico nella gestione dei beni culturali, è proprio il meccanismo dell’alienazione che ha visto la sollevazione di intellettuali e associazioni, di funzionari e direttori di musei. Pur sfrondando gli eccessi delle proteste (è improbabile che venga veramente venduta la Fontana di Trevi ai giapponesi, non basterebbe Totò), preoccupa la totale discrezionalità dell’operazione: non vi è alcun meccanismo che possa distinguere un bene che concorre a definire l’identità italiana da uno che invece rappresenta solo un peso per il bilancio pubblico.
Vi sembrano tempi poco maligni?
Insomma i libri che vogliamo consigliarvi sono Altro che Musei. La questione dei beni Culturali in Italia di Silvia Dell'Orso, giornalista (Laterza, 2002) per uno sguardo in generale; Italia S.p.A. L’assalto al patrimonio culturale, di Salvatore Settis, Diretto della Scuola Normale Superiore di Pisa  (Einaudi, 2002) proprio sul problema dell’alienazione dei beni. Per sentire una voce a favore: Il tesoro degli italiani. Colloqui sui beni e le attività culturali, di Giuliano Urbani, Ministro per i Beni e le Attività Culturali (Mondadori, 2002).
Ai navigatori di internet consigliamo www.beniculturali.it, il sito del Ministero, e www.patrimoniosos.it.