Gruppo Archeologico Milanese


da Fragmenta numeroDIECI luglioduemilacinque
ARCHEOLOGIA DI LAUS POMPEIA IN MOSTRA
di Gianluca Groppelli

Nella cripta della Chiesa di S. Maria della Vittoria presso i locali della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia è stata allestita una mostra su Laus Pompeia o Lodi Vecchio, un importante centro poco distante da Milano collocato in posizione strategica per il controllo dei commerci e che subì nel XII secolo una duplice distruzione da parte dei Milanesi (1111 e 1158). La mostra, come indica anche il titolo, trae spunto proprio dalla distruzione della città di Laus Pompeia e dai tentativi, vani, di cancellarne completamente le tracce e la memoria storica. Gli abitanti sopravvissuti hanno spostarsi la nuova città alcuni chilometri più a est, l’attuale Lodi. Già nel XVI secolo sono iniziati i ritrovamenti e le ricerche nell’area di Laus Pompeia sono proseguite per i secoli successivi, con un intento più antiquario che archeologico. Invece i recenti lavori edili e ferroviari per la realizzazione dell’Alta Velocità nell’abitato di Lodi Vecchio hanno permesso di raccogliere numerose informazioni archeologiche puntuali sullo sviluppo urbano della città prima romana e poi altomedievale.
L’area di Lodi Vecchio inizia a essere frequentata nel Neolitico e sono stati rinvenuti reperti sporadici risalenti al V-VI millennio. Le prime testimonianze di abitato risalgono all’epoca celtica con la formazione di un villaggio che diventa poi un municipio romano, testimoniando il primo grande sviluppo dell’area, ben documentato dai dati storici e archeologici. A quest’epoca appartengono la maggior parte dei reperti esposti, che vanno dagli strumenti della vita quotidiana (pentole, olle, anfore, mortai, piatti coperchi, etc.) agli elementi architettonici di rivestimento degli edifici ai frammenti di intonaco dipinto e alle tessere di mosaico. Sono presenti anche foto e materiali relativi a opere di drenaggio realizzate con anfore rotte e collegate tra loro per facilitare l’allontanamento dell’acqua in eccesso. Le anfore sono presentate anche nella loro funzione primaria, ovvero legate al commercio delle derrate alimentari e alle informazioni che vi si possono ricavare. Molto interessanti sono le foto e le piante relative allo scavo e al ritrovamento del teatro e dell’anfiteatro di Laus Pompeia, oltre ai materiali rinvenuti nello scavo delle fondamenta di queste opere che permettono di datare le costruzioni di questi due edifici tra la fine del I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C. Prima di ammirare gli scarsi reperti medievali trovati nell’abitato di Laus Pompeia, in una vetrina sono esposti numerosi reperti romani (balsamari in vetro, bracciali in bronzo, lucerne, ceramica a pareti sottili, etc.), provenienti dalle necropoli dell’area. All’età longobarda risalgono alcuni reperti provenienti da tombe,con armi, bracciali e fibbie in ferro, bottiglie in vetro. Praticamente nulli i reperti provenienti dal florido borgo medievale prima della sua distruzione, mentre in una vetrina sono esposti i materiali che testimoniano la frequentazione dell’area nel XV-XVI secolo.
Nella mostra sono presenti due pannelli con l’ubicazione delle strutture, rispettivamente romane e medievali, collocate sulla mappa attuale della città e ciò permette di visualizzare l’estensione degli abitati antichi, estensione ben maggiore dell’attuale abitato.
L’interesse per la mostra da parte dei soci del Gruppo Archeologico Milanese può essere anche legato alle ricerche di superficie che negli anni ’80 il GAM ha condotto nell’area di Lodi Vecchio e i cui risultati hanno permesso di pubblicare su “Archeologia Uomo Territorio” alcuni lavori. I risultati del nostro lavoro di ricognizione non furono estremamente soddisfacenti poiché purtroppo il tessuto urbano attuale ha quasi completamente coperto le tracce degli insediamenti romani e medievali e la trasformazione del territorio per favorire l’agricoltura intensiva ha cancellato ulteriori tracce delle presenze precedenti.