Gruppo Archeologico Milanese


da Fragmenta numeroDIECI luglioduemilacinque
DANZE DI CORTE SOTTO IL GONFALONE DEL MORO
a cura di Chiara Busani

Uno degli storici circoli culturali milanesi dalla tradizione centenaria, il Circolo Ambrosiano Meneghin e Cecca, che aveva la propria sede sociale nella centralissima via Monte di Pietà, è stato costretto a chiudere i battenti circa cinque anni fa. Gli oltre 80 figuranti si sono nel tempo dispersi, le rappresentazioni, le commedie e le feste sono rimaste solo ricordi, i fondi sono spariti assieme alla concessione del Comune di Milano di far sfilare i sei gonfaloni simbolo delle porte della città.
Fortunatamente un piccolo gruppo di soci ha deciso di non far morire del tutto l’esperienza e ha rifondato “La Corte del Moro”, un’associazione con caratteristiche molto diverse dalla prima ma forse più in linea con i tempi. Abbiamo chiesto a Monica Corazza di raccontarci la sua esperienza e di parlarci dell’attività del Gruppo.

Come nasce la sua passione per la danza medievale e rinascimentale e da quanto tempo segue le vicende di questa Associazione?
Da piccola vedevo negli armadi dei miei genitori questi meravigliosi abiti di velluto damascato dalla foggia molto evocativa e fin dal 1978 ho iniziato a prendere parte alle iniziative del Circolo.

Quando poi la sede è stata venduta a un famoso gruppo immobiliare privato ci siamo chiesti se non valesse la pena di salvare questa lunga tradizione, e la risposta è stata affermativa.

Ci racconti in cosa consiste oggi l’attività del Gruppo.
Innanzitutto siamo in grado di adattarci ad esigenze anche molto diverse: dai mercati storici dove vestiti da popolani vendiamo manufatti come monili, porcellane dipinte, découpage, passamanerie, stoffe ricamate che realizziamo direttamente, e armi che acquistiamo da un’antica armeria umbra, a rappresentazioni per feste, sagre di paese, gemellaggi, ultimamente anche un matrimonio in un castello.

Che ruolo ha la danza all’interno di queste manifestazioni?
Direi centrale, infatti anche un mercato può concludersi con balli popolari o una sfilata può avere il suo culmine in una cena medievale con balli di corte estremamente raffinati come farandole, pavane, chiarenzane e altre ancora. Attualmente abbiamo un repertorio di 14 pezzi. Durante la cena le pietanze vengono dettagliatamente raccontate dal bravo Berengario.

In che modo modo ricostruite le musiche e le coreografie?
La fonte musicale è unicamente rappresentata dai testi lasciati dai trovatori francesi, mentre le danze ci sono state trasmesse da una bravissima insegnante che opera in vari paesi europei e si esibisce in manifestazioni storiche mantenendo viva quest’arte antica. I nuovi arrivati imparano direttamente da noi le coreografie.

Veniamo al nome che avete scelto: “La Corte del Moro”. Immagino non sia una scelta casuale.
Tutt’altro direi. Abbiamo individuato un preciso momento storico in cui Milano viveva una straordinaria esperienza di Rinascimento culturale e artistico, oltre che di potere a livello europeo. Questo ci consente tra l’altro di impersonare ognuno un ruolo preciso all’interno della Compagnia: io sono Beatrice D’Este, ci sono poi Ludovico il Moro, Gian Galeazzo, Bona di Savoia, Sanseverino e nientemeno che Leonardo da Vinci. Abbiamo tra gli altri il Capitano delle Milizie e due armigeri con armature da parata. Per far sì che l’identificazione non sia arbitraria c’è un banditore che affresca per il pubblico il contesto della Corte milanese del tempo e introduce i personaggi della sfilata o della rappresentazione. Siamo sempre preceduti dal Gonfalone con l’Aquila e il Biscione, quello del Castello Sforzesco per intenderci.

Immagino che i costumi siano un elemento fondamentale nelle rievocazioni storiche. Che caratteristiche hanno e come li gestite?
Abbiamo tre tipi di costumi, quelli delle popolane, quelli delle cortigiane e i costumi storici veri e propri, legati ai personaggi di cui parlavamo prima e quindi molto caratterizzati. Questi ultimi hanno poi diverse varianti che si adattano al tipo di manifestazione: costumi da parata decisamente impegnativi e scenografici, costumi minori e abiti corti che arrivano alla caviglia e ci consentono di danzare agevolmente.
Da quando non esiste più la sede con i suoi capienti armadi ognuno di noi conserva i propri abiti con cura. Io mi occupo personalmente delle riparazioni e della manutenzione di sartoria.

A che tipo di fonti vi rifate per realizzare gli abiti nuovi?
Fortunatamente l’eredità del vecchio Circolo ci consente di “vivere di rendita” ma è capitato di far cucire costumi del tutto nuovi come i sette esemplari delle cortigiane. La fonte principale è l’iconografia tratta dai libri d’arte, Mantegna e Leonardo in primis. I tessuti sono velluti per l’inverno e broccati e sete per le altre stagioni. Non è più tanto semplice reperirli ma fortunatamente nel comasco è rimasta viva una forte tradizione tessile. Pensi che si va dai tre metri circa di stoffa per un abito da uomo (complicatissimo da realizzare) agli oltre dieci metri che servono per confezionare il vestito di una dama di corte. Ci sono molti trucchi per anticare stoffe e dettagli, ad esempio si usa il tè per ossidare le passamanerie dorate che sembrano poi vecchie di secoli.

Ci sono nuove adesioni e quanto tempo richiede far parte del gruppo?
Attualmente siamo una ventina, non sempre riusciamo ad essere tutti presenti. Anche se con il contagocce ogni anno arrivano nuovi appassionati che magari sostituiscono chi ha nuovi impegni come neonati in arrivo o carichi di lavoro. In inverno ci troviamo una volta al mese nei locali di un oratorio in via Novara, soprattutto per insegnare le coreografie ai nuovi arrivati. Nella bella stagione l’impegno si intensifica fisiologicamente perché si concentrano le manifestazioni da seguire.

Chi fosse interessato come vi può contattare?
Abbiamo un indirizzo e-mail: lacortedelmoro2002@libero.it e un sito web in costruzione. Il mio consiglio è di venire a trovarci, ad esempio a Storitalia, raduno nazionale di cortei storici dai tempi dei Romani alla storia moderna che si tiene a Cisliano l’ultimo week-end di maggio; oppure di chiederci via mail quali sono i prossimi appuntamenti.
Chiudiamo con un’esperienza particolare che vi è capitata recentemente.
Le presento mio figlio Luca che l’ha vissuta in prima persona.
La rete tedesca ZDF voleva realizzare una serie di documentari storici e ci ha chiesto di allestire la messinscena dell’omicidio di Galeazzo Sforza. Le riprese si sono tenute il mese scorso in una chiesa vicino a Melzo. Il regista ha richiesto dieci personaggi in costume tra protagonisti e comparse. è stato davvero molto interessante e abbiamo inoltre rimpinguato la cassa comune per le prossime iniziative.

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ASSOCIAZIONISMO

Le associazioni che perseguono come finalità prevalente la ricostruzione di fatti ed eventi o semplicemente di tradizioni e stili di vita di determinati periodi storici sono assai numerose e presenti sul territorio con differenti dimensioni, organizzazioni e attività sociale.
A titolo di curiosità, per un rapido sguardo sulla realtà milanese partiamo dall’epoca celtica dove il gruppo “Adui” (www.adui.loman.it) ha l’ambizione di “riprodurre in pace e in guerra la vita di una tribù della Gallia Cisalpina”. Il Medioevo invece è il periodo storico che solletica maggiormente i gruppi amatoriali. Tra le associazioni aderenti al CERS (Consorzio Europeo Rievocazioni Storiche, www.cersonweb.org) si annoverano la “Compagnia di Porta Giovia” (www.portagiovia.net) che, “si occupa di ricostruire in modo scientifico gli aspetti di vita quotidiana del Medio Evo” e la “Compagnia di Chiaravalle” (www.compagniadichiaravalle.it) che, “ripropone nei costumi, nello stile e nelle esibizioni di scherma storica il Medio Evo del XIII secolo”. Sempre in tema di scherma segnaliamo anche l’associazione “Scherma medievale”; mentre molto compresi nel ruolo sono i “Cavalieri di Ranaan” (www.ranaan.it) “gruppo di combattimento medievale in armature pesanti”. Ci portiamo un po’ più avanti nel tempo con l’”Associazione Lombardo-Veneta di tiro ad avancarica” che “organizza gare di tiro e ricostruzione di episodi storici del Risorgimento e dell’epoca napoleonica”.
Concludendo questa brevissima rassegna con arti più gentili come la danza e il canto, segnaliamo, tra gli altri, la Schola Gregoriana Mediolanensis (www.cantoambrosiano.com, gruppo corale diretto da Giovanni Vianini) che con serio impegno ripropone la presenza nelle liturgie del canto ambrosiano; il gruppo “La contraddanza” (www.lacontraddanza.it) che partecipa ad un intenso programma di manifestazioni dove ripropone danze tipiche italiane e francesi del ‘400 e del ‘500. In provincia, a Legnano, ha sede il Leoncello  “Scuola e gruppo di danza storica” che ha “lo scopo di studiare e ricostruire, sui documenti originali, le danze sociali di corte dal XV al XVIII secolo”.
I testi tra virgolette sono citati direttamente dai siti Internet.

Alberto Rovida