Gruppo Archeologico Milanese


da Fragmenta numeroDIECI luglioduemilacinque
COSA SUCCEDE NEGLI ARCHIVI?
di Paolo M. Galimberti

Diamo voce a un appello dei dipendenti dell’Archivio di Stato di Milano, che i nostri più affezionati lettori conoscono per l’intervista alla direttrice, apparsa sul n° 2 dell’ottobre 2002 di “Fragmenta”.
Purtroppo questo caso, ignorato dai più, segue altri, dove anche una mobilitazione ingente di studiosi e autorità della cultura non è valsa a migliorare la situazione.
Citiamo ad esempio l’Archivio di Stato di Parma, oggetto anche di interpellanze alla Camera e di raccolte di firme. Il Comune, proprietario del complesso dell’Ospedale Vecchio che dal 1948 ospita le preziose raccolte documentarie, col contributo determinante del privato, decide di destinare gran parte dell’edificio rinascimentale ad albergo e a negozi, trasferendo altrove l’archivio, senza nessuna sicurezza e garanzia per la conservazione delle carte.
Lo stesso dicasi per l’Archivio di Stato di Brescia, da tempo paralizzato nel suo funzionamento, e per il quale è stata ventilata la possibilità di alienare l’edificio.
La considerazione corrente per gli archivi è resa esplicita dalla nuova Riforma del Ministero, che addirittura in un primo momento prevedeva di cancellare il dipartimento riservato agli Archivi e alle Biblioteche e l’accorpamento delle direzioni nel dipartimento delle antichità, le belle arti e il paesaggio; il testo finale comunque non migliora di molto la situazione e si inserisce in un contesto di forte ridimensionamento degli archivi e delle biblioteche, in cui vengono tagliati anche i fondi necessari a garantire lo svolgimento delle pulizie o il pagamento delle bollette.
Addirittura l’archivio Centrale dello Stato a Roma è stato declassato, togliendo al direttore il livello di dirigente Generale: se si pensa che questo istituto conserva tutti gli atti ufficiali della Repubblica, non è una bella considerazione del loro valore.
Certamente nell’era attuale vige un principio unicamente mercantile, per il quale tutto ha un prezzo e tutto è in vendita, l’importante è il guadagno a brevissimo termine, anche a costo di vendere i gioielli di famiglia. La memoria e quindi la cultura, l’identità, la personalità, la dignità, invece non valgono nulla.
Il guadagno, evidentemente non è ad ogni modo a favore della collettività, ma di quella realtà che va sotto il nome magico di “privato”. Questo ad esempio spiega il buttare via il patrimonio dello Stato con la formula delle cartolarizzazioni, che arricchisce solo gli intermediari; la modalità peraltro non è solo dello Stato ma piace anche al sindaco di Milano (nessuno se ne è accorto, ma per pochi giorni è apparso sul portale del Comune un sondaggio per approvare la dismissione del patrimonio cittadino).
Tra tutti gli istituti culturali gli archivi sono certamente i più fragili: sono meno visibili che un monumento, sono meno frequentati che un museo, il loro contenuto è per molti misterioso e sicuramente non richiama pullman di turisti, insomma non hanno immagine e fascino. Ma l’esistenza della nostra società si basa sui documenti: provate a circolare in automobile senza patente, cercate di far valere un diritto di proprietà senza un rogito notarile, provate a immaginare una nazione senza Costituzione.
 

IL FUTURO DELL'ARCHIVIO DI STATO DI MILANO 

Il palazzo del Senato, monumento storico di proprietà dello Stato italiano, potrebbe presto non esser più a disposizione della cittadinanza, come è ora in quanto sede di un istituto culturale, l'Archivio di Stato, aperto gratuitamente al pubblico.
Dopo anni di ristrutturazioni finanziate con soldi pubblici per adeguare il palazzo all'attuale funzione, e di lavori per estendere la capacità dei depositi di documenti, delle voci insistenti e alcuni sopralluoghi condotti in tutti gli spazi del palazzo, lasciano ora intuire la possibilità di una prossima cessione del palazzo a soggetti privati.
Il palazzo potrebbe venire ristrutturato per un uso diverso, perdendo l'attuale funzione culturale di depositario della memoria e della storia cui è stato destinato dall'Unità d'Italia.
L'Archivio di Stato verrebbe trasferito in una nuova sede decentrata, isolata dalle altre istituzioni culturali cittadine (mentre attualmente solo pochi minuti lo separano dal centro della città e da istituti come la biblioteca comunale, la biblioteca e la pinacoteca di Brera, l’archivio del Castello, il Museo del Risorgimento, il Museo di Storia contemporanea, etc.).
I problemi dell'Archivio e degli altri istituti di conservazione [la mancanza di spazio per i depositi, la diminuzione del personale - i pensionati non vengono sostituiti né si prevedono assunzioni -, il taglio delle risorse - tutti fattori che rendono gli istituti a rischio di chiusura o sensibile riduzione dei servizi -, la mancanza di progetti per il futuro] richiedono soluzioni articolate e meditate per salvaguardare il futuro della memoria.
Occorrono soluzioni lungimiranti e coordinate tra istituti e risorse adeguate.
Nel contempo non si può rinunciare per il palazzo del Senato ad una destinazione culturale e aperta all'uso dei cittadini: eventuali prospettive di privatizzazione non sarebbero accettabili. 

IL PERSONALE DELL'ARCHIVIO DI STATO DI MILANO
Milano, 6 giugno 2005